Come preparare un oleolito

Un oleolito si può fare…
Una volta, sia per continuare a godere dei benefici delle erbe che per ottimizzarne l’uso, si usava macerare in olio erbe o frutti singolarmente oppure in miscela, a seconda delle necessità.
Ora che si avvicina la primavera e l’estate, potremmo considerare l’idea di fare qualcosa di buono ed utile per noi o per i nostri cari: appunto un oleolito.
Ogni pianta ha una sua proprietà specifica e sommandone alcune allo scopo, si possonoprevedere maggiori benefici per l’effetto sinergico possibile in certi casi. Si possono produrre oleoliti in tempi diversi dell’anno utilizzando la pianta secca, ma si dà per scontato come tramanda la tradizione, che producendo l’oleolito da pianta fresca, il rimedio possa essere più “carico ed efficace”.
La lavorazione consiste nella macerazione in olio di parti vegetali fresche, in quanto più ricche anche di oli essenziali. L’oleolito può essere usato come materia prima, tal quale o come ingrediente per oli composti, unguenti e creme.
Procedimento di macerazione: procuriamoci un barattolo di vetro sterilizzato capace di contenere il volume del prodotto che vogliamo lavorare, e poniamolo a bollire 10 minuti, poi lasciamo raffreddare il tutto a temperatura ambiente; svuotate l’acqua residua inclinando la pentola ma trattenendo il coperchio, al fine di poter rimuovere poi il barattolo ed il suo coperchio dalla pentola senza toccare né l’acqua né le parti interne del coperchio e del barattolo, che asciugheremo con l’uso di un fon per capelli.
Sempre senza toccare con mano le piante (nella preparazione e nella raccolta abbiamo usato guanti ed attrezzi opportuni), ma utilizzando un cucchiaio o una sessola incontaminati, versiamo nel barattolo 100 grammi di pianta fresca o più se possibile, dell’essenza che vogliamo lavorare. Possiamo usare olio extravergine di oliva ma avremo un prodotto che si ossiderà nel tempo e con una consistenza più grassa, mentre se utilizzeremo olio di jojoba potremo usare il prodotto che otterremo, più gradevolmente e più a lungo nel tempo.
La pianta deve essere ben immersa, ben coperta dall’olio: a tal fine possiamo usare fermaprodotti e piattelli utili alla necessità, realizzati per assolvere allo scopo di mantenere immerse le piante; prevediamo di coprire/chiudere il vaso con un canovaccio spesso che non ricada sul vaso, ma legato al bordo con un nastro o con un elastico; il residuo del canovaccio sia poi raccolto in alto in modo che le pareti del vaso possano prendere sole per 21-28 giorni (una luna).
Per alcune piante si possono prevedere tempi più lunghi.
Il barattolo va esposto al sole di giorno (dal levare al calar del sole) e riposto in casa a sera, ben protetto anche da un canovaccio o da una coperta per mantenere per più tempo il calore accumulato nella giornata. Al momento di filtrare l’oleolito, usate una carta filtro o un fazzoletto di bucato, piegato in quattro e posto nel colino per evitare di far passare qualunque residuo nel prodotto filtrato; il prodotto può essere usato immediatamente, e va conservato ben tappato avendo cura di non inquinarlo nel prelievo della parte necessaria all’utilizzo.
Le piante più lavorate per oleoliti sono la ROSA CANINA, la CALENDULA e l’IPERICO, perché sono più conosciuti e perché più facilmente reperibili.
Ricette oleolito con rosa canina
La Rosa Canina (Rosa canina L.) è una pianta molto diffusa in Italia, ma stranamente la pubblicità punta l’attenzione sulla ROSA MOSQUETA di provenienza dal Cile o dall’Argentina: fanno riferimento alla Rosa Affinis Rubiginosa, pianta selvatica di origine orientale che cresce in clima freddo e piovoso, ma non confondiamoci, il nome Rosa Mosqueta non identifica una unica specie di rose, deriva infatti dal nome delle piante di rosa selvatica portate dai conquistadores spagnoli in Sud America, in prevalenza di Rosa Moschata e Rosa Canina e Rosa Englanteria: quindi dalle proprietà e caratteristiche molto simili. Anzi con orgoglio potremmo dire che come tutte le essenze italiane, anche la nostra rosa canina può essere considerata la migliore, soprattutto se di provenienza ligure o in genere dalle nostre coste marittime.
Viene ampiamente utilizzata in cosmetica e in medicina naturale, grazie al suo presunto potere rigenerante. L’olio di Rosa viene utilizzato puro prevalentemente per trattamenti anti età, per rimuovere o attenuare cicatrici, rughe e smagliature, o come ingrediente per la realizzazione di prodotti cosmetici. L’olio di Rosa Canina più pregiato, viene estratto dai semi del frutto, rappresenta un elemento prezioso in quanto contiene in misura elevata, bilanciata e simultanea due acidi grassi polinsaturi essenziali:
- Acido linoleico 35-45% circa (omega 6)
- Acido alfalinolenico 35-45% circa (omega 3)
Questi sono accompagnati dalla presenza di antiossidanti naturali, come il tocoferolo (vitamina E), i carotenoidi e numerosi fitosteroli.
Se usiamo il fiore, lo coglieremo a maturità (giugno-luglio); se vogliamo ottenere l’olio dal seme e dal frutto, lo lavoreremo in inverno (ottobre/novembre).
L’olio di Rosa Canina viene utilizzato per:
- Cosmesi: per le sue proprietà idratanti e antiproliferative, per contrastare le rughe
- Fitoterapia: vengono usate le foglie e i petali per bagni e infusi dalle proprietà astringenti e rinfrescanti.
Come ottenere l’olio di Rosa Canina
I procedimenti per ottenere l’olio di Rosa Canina sono diversi: viene fatta la raccolta dei fiori con i guanti, manualmente e con delicatezza per non rovinare il fiore e si raccoglie quanto ne serve. Se si vuole usare il frutto ed i semi, si raccolgono i frutti a maturità, delicatamente coi guanti e si provvede ad essiccare badando che non si alterino, poi si aprono e si separano i semi che vengono pestati per renderli più cedevoli all’estrazione in olio e riponendoli nel contenitore previsto per l’estrazione, possiamo aggiungere qualche pezzo di frutto per dare più profumo al prodotto.
Per il procedimento della macerazione, vedi sopra, quanto già scritto in proposito.
Facciamo un oleolito con la calendula
La Calendula (Calendula officinalis) è una pianta molto utile in cosmetica, perché dermo-protettiva e lenitiva, con proprietà antinfiammatorie. È presente in tantissime preparazioni cosmetiche pediatriche per lenire arrossamenti, infiammazioni, scottature; ottimo anche come dopo-sole o per la pelle che si irrita facilmente, per tutti i casi di arrossamento della pelle o eritemi.
Per produrre l’olio si fa uso dei fiori, nel procedimento già descritto all’inizio.
L’Iperico (Hypericum perforatum) è cicatrizzante ed ha proprietà utili per la pelle: antinfiammatorie, ottimo dopo-sole. Attenzione: NON deve essere usato prima dell’esposizione al sole o durante, perché è foto-sensibilizzante, ovvero può causare macchie permanenti sulla pelle.
Gli attribuiscono capacità lenitive per i dolori di schiena ed in generale di origine muscolare; viene usato come lenitivo in generale anche per dolori reumatici.
Per produrre l’olio si fa uso dei fiori freschi raccolti nella notte di san Giovanni, 24 giugno. Solitamente il rapporto è 80 g di fiori per 250 g di olio. Per il procedimento di lavorazione, vedi sopra quanto già scritto, considerando che alcuni macerano l’iperico anche per 40-45 giorni.
Non usatelo come prodotto alimentare o come antidepressivo, perché l’effetto astringente sui tessuti impedirebbe la corretta assimilazione del cibo o l’imperfetto assorbimento di farmaci consumati nelle due ore precedenti o successive alla sua assunzione.
Se farete uso esterno dell’oleolito, apprezzerete il beneficio cicatrizzante sulla pelle, ma anche un conforto rilassante e calmante nelle contratture muscolari. L’iperico è utile anche in caso di dolori del nervo sciatico: bisogna applicarlo sulla pelle lungo il decorso del nervo. Il vostro oleolito avrà un colore rossastro più intenso se di maggior concentrazione: questo colorerà la pelle trattata ma non sarà una macchia persistente, perché andrà via con i lavaggi, ma fate attenzione a non esponete la parte trattata al sole perché in tal caso potrebbero formarsi delle macchie melaniche; queste sarebbero più persistenti.
Per fare gli oleoliti, potreste anche considerare essenze profumate o piante officinali come il basilico foglie, dai poteri rilassanti; oppure il rosmarino dai poteri energizzanti: l’oleolito ottenuto potrebbe avere impieghi utili in più campi, come anche l’oleolito di peperoncino dalla capacità revulsiva e rubefacente, ma verificate con il vostro erborista se quanto desiderate fare sia possibile o per voi di vero giovamento, perché per fare un esempio, un massaggio con l’olio di peperoncino sulle pelli più delicate e sensibili potrebbe dare molto fastidio per arrossamenti e irritazione della parte trattata sino a vescicazione per eccesso di capsicina.
Ancora più attenzione va usata nella scelta dell’Arnica (Arnica montana L.), pianta importante in tutte le tradizioni popolari e molto ben conosciuta: i fiori permettono la produzione di un magnifico olio revulsivo, ma attenzione perché ad alta concentrazione si possono far vescicare anche le pelli più resistenti. La pianta è un veleno ed ad alti dosaggi può provocare paralisi e tachicardia. L’olio si usa nel trattamento per uso esterno di traumi e contusioni, ma non deve essere utilizzato sulle ferite per evitare che ne ostacoli o ne ritardi la guarigione. L’olio di arnica si utilizza anche veicolato in pomata od in crema per dolori reumatici, per il contenuto di glucoside che è simile, come azione, alla canfora. Per la raccolta: le foglie e i fiori in estate; i rizomi in settembre-ottobre. Durante la fioritura, viene utilizzata tutta la pianta.