Natura e buon senso, insieme?

Un po’ di quel sano buon senso che si cercava di usare una volta oggi non ci aiuterebbe a stare meglio?

Un vecchio saggio sosteneva che in ogni esperienza e nell’applicazione di ogni dottrina si corre il pericolo di esagerare: è nella natura dell’uomo il rischio di fare “indigestione”. È l’anomalia che ci fa correre il rischio maggiore, proprio nel momento in cui la natura dovrebbe essere più rispettata tenendo conto delle esigenze più soggettive della persona, noi tendiamo a standardizzare e generalizzare scelte e consigli in nome di una naturalità della proposta che cura invece le esigenze del mercato e della produzione.

Mango, papaya, macadamia, avocado, guava, jaboticaba, maracuja sono tutti frutti ricchi e gustosi che non fanno miracoli: è logico che aiutino la miglior salute nei territori di origine, ma tutto va visto in relazione alle possibilità alimentari del territorio. Come posso asserire che, con un’alimentazione calibrata e bilanciata per il metabolismo e il fisico che consideriamo un uso addizionale di questi alimenti potrebbe dare maggiori benefici, magari aumentando la possibilità di conservare la miglior salute nel tempo, anche in condizioni a rischio?

Il succo d’acero: come possiamo sostenere che basti assumerne per veder migliorare la nostra forma fisica e il nostro peso? Fare attività fisica e seguire una dieta mediterranea calibrata secondo necessità, non potrebbe avere più possibilità di riuscita? Per evitare rischi di stress o di tristezza o mestizia un gelato o una cioccolata calda ogni tanto non potrebbero assolvere a una funzione terapeutica preventiva? Un bicchiere di vino al pasto e d’inverno un corroborante vin brulé non ci conforterebbe nei travagli della quotidianità? 

Per farla breve: un po’ di quel sano buonsenso che si cercava di usare una volta, siamo proprio sicuri che oggi non ci aiuterebbe a star meglio?